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Terrazzamenti garganici

Mattinata, Monte Sant’Angelo · 2.455 ettari

Sul versante meridionale del Gargano, nei comuni di Mattinata e Monte Sant’Angelo (prov. di Foggia) si trova un paesaggio caratterizzato da numerosi terrazzamenti, che si estende ad altitudini variabili tra i 100 e i 750 m s.l.m.

Sul versante meridionale del Gargano, nei comuni di Mattinata e Monte Sant’Angelo (prov. di Foggia) si trova un paesaggio caratterizzato da numerosi terrazzamenti, che si estende ad altitudini variabili tra i 100 e i 750 m s.l.m. Qui sono presenti fitti terrazzamenti su versanti piuttosto pietrosi e in forte pendenza, realizzati nel corso di secoli per recuperare terreno coltivabile e contrastare l’erosione, con un faticosissimo lavoro di trasporto di terra dai depositi di fondovalle, il tutto in un contesto scenico molto affascinante. L’olivo e la sua tipica consociazione con il mandorlo sono gli alberi dei terrazzi delle parti basse (100-400 m s.l.m.), mentre nei medi versanti (400-600 m s.l.m.) il terrazzamento è animato dal mandorlo, l’unico albero che riesce a vegetare in condizione di ventosità molto forte, la cui coltura è spesso consociata con i legumi e, soprattutto, con i cereali. Ma i terrazzamenti vanno oltre, sino a interessare la periferia della città di Monte Sant’Angelo ove costituivano – e in parte ancora adesso costituiscono – gli appezzamenti dei contadini poveri, che vi realizzavano orti, altre colture del seminativo e piccole vigne.

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Usi del suolo tradizionali

  • Pascolo cespugliato terrazzato ×3

    Il pascolo è un terreno coperto da erbe spontanee, sul quale sono presenti cespugli ed arbusti. Quando le pendenze del terreno superano il 35-40%, e la coltivazione diventa difficile, i versanti vengono modificati tramite la realizzazione di terrazzamenti, o gradoni, che sono dei veri e propri ripiani (ottenuti attraverso l’utilizzo di mezzi meccanici che sbancano e riportano il terreno) sostenuti da muretti a secco o da scarpate erbose. I terrazzamenti costituiscono l’ossatura del fragile paesaggio agrario garganico, conferendogli una drammaticità di grande effetto scenografico.

  • Pascolo terrazzato con mandorlo ×2

    Il pascolo è un terreno coperto da erbe spontanee, sul quale possono essere presenti cespugli ed arbusti o alberi; qui la coltura arborea è rappresentata dal mandorlo. Quando le pendenze del terreno superano il 35-40%, e la coltivazione diventa difficile, i versanti vengono modificati tramite la realizzazione di terrazzamenti, o gradoni, che sono dei veri e propri ripiani (ottenuti attraverso l’utilizzo di mezzi meccanici che sbancano e riportano il terreno) sostenuti da muretti a secco o da scarpate erbose. I terrazzamenti costituiscono l’ossatura del fragile paesaggio agrario garganico, conferendogli una drammaticità di grande effetto scenografico.

  • Oliveto terrazzato

    I terrazzamenti costituiscono l’ossatura del fragile paesaggio agrario garganico, conferendogli una drammaticità di grande effetto scenografico.

  • Olivato fruttato terrazzato

    I terrazzamenti costituiscono l’ossatura del fragile paesaggio agrario garganico, conferendogli una drammaticità di grande effetto scenografico.

  • Frutteto terrazzato

    I terrazzamenti costituiscono l’ossatura del fragile paesaggio agrario garganico, conferendogli una drammaticità di grande effetto scenografico.

Sistemazioni idraulico agrarie

  • Terrazzamenti con muretti a secco ×7

    I terrazzamenti – è stato scritto – costituiscono l’ossatura del fragile paesaggio agrario garganico. Non infrequentemente, come ricordava il geografo Baldacci, è stato necessario ricostruirli più volte: «Dopo che una pioggia [...] ha distrutto in un attimo il lavoro di una generazione [...] si è sicuri di vedere il contadino garganico inerpicato sulle pendici a ricostruire la sua terra».

  • Sistemi di raccolta acque piovane ×6

    Dove il territorio presenta incavi e avvallamenti dal fondo impermeabile, là si raccoglie la pioggia, che dà vita a stagni qui chiamati ‘cutini’, che ospitano un variegata presenza di flora e fauna. Oltre a questi sistemi naturali esistono numerose cisterne create appositamente dal lavoro dell’essere umano.

Edifici rurali storici

  • Pagliari ×5

    I muretti di contenimento dei terrazzi sono realizzati a secco, con i materiali ricavati dallo spietramento dei terreni. Con le stesse pietre sono costruiti, sempre a secco, i pagliari, ricoveri rurali simili ai trulli, che in alcuni casi ancora permangono.

  • Trappeti ipogei ×2

    I frantoi scavati nella roccia sono tipici del paesaggio rurale dell’Italia meridionale. Veniva preferita questa soluzione, oltre per l’utilizzo di cavità naturali e quindi per un risparmio di tempo e denaro per la costruzione del frantoio, anche per le caratteristiche morfologiche che aiutano a conservare l’olio a temperatura costante per tutto l’anno. Molti di questi trappeti sono diffusi nelle campagna per ridurre gli sforzi del trasporto in ingenti quantità di olive.

  • Case grotte ×6

    Il Gargano ha natura boscosa e selvaggia, con un paesaggio irto di rupi e costellato di grotte e anfratti, utilizzate fin dagli antipodi della presenza umana come soluzione ideale per cercare rifugio e riparo. Le grotte sono state utilizzate per diversi scopi produttivi e religiosi ma anche come abitazione privata e comunitaria, modellate a seconda delle esigenze e della conoscenza delle tecniche acquisite.

Produzioni tipiche locali

  • Olio di oliva extravergine

    La varietà coltivata più rappresentativa è l’ogliarola garganica, caratterizzata da frutti piccoli dal profumo fruttato e dal sapore dolce.

    Olio Dauno DOP Gargano
  • Capra garganica

    Emblema della pastorizia, è la capra garganica, razza autoctona originaria del promontorio, Dal pelo di colore molto scuro e lungo, corna ritorte e barbetta sotto il mento, è una specie rustica che si adatta ad ogni tipo di clima. La sua carne, molto saporita, si presenta di colore bianco o rosa chiaro, compatta, morbida alla cottura e leggermente infiltrata di grasso. Il bianco cacioricotta, fatto esclusivamente dal latte di capra, ha sapore sapido e leggermente piccante. Ottima anche la ricotta morbida crema da gustare anche solo con il pane e il pecorino adatto per insaporire, come formaggio da grattugia, molti piatti della cucina locale. Molto apprezzata è la carne, con la classica teglia con patate, oppure per la preparazione dei torcinelli. La musciska è prodotto anche dall’essiccamento della carne di caprino e successivamente trattato con sale e spezie.

    Cacioricotta di capra garganica

Aspetti geomorfologici

  • Aspetti geomorfologici

    Il substrato geologico si presenta piuttosto eterogeneo. La zona di Monte Sant’Angelo è formata da calcari, calcareniti, calcari terrosi bianchi e calcari biogenici, mentre la zona di Mattinata è formata da calcari grossolani con molluschi nella parte più vicina all’abitato, e da alluvioni recenti non terrazzate nella parte a quote più basse.

  • Monolite di San Martino

    La valle di San Martino é caratterizzata da pareti a strapiombo, insediamenti ipogei ed antiche cave di tufo. Nella zone è presente un maestoso Monolite, dove alla sua base si trovano delle cavità utilizzate per il ricovero degli animali e, sopra di esso, attraverso un sentiero inciso tra pareti di roccia, si raggiunge l’eremo di San Martino.

  • Geosito con fossili marini

    L’emergenza geologica in oggetto si rinviene lungo il versante meridionale del Gargano in località Coppa Caramanica. La successione ivi affiorante è spessa circa 10 m, è costituita prevalentemente da calcareniti e calciruditi bioclastiche con frammenti di rudiste, echinidi, coralli e gasteropodi alternati a calcari micritici bianchi poco cementati, ed è attribuibile alla Formazione dei Calcari di Monte Acuto, di età Cretaceo superiore – Paleocene inferiore. Gli strati della Formazione dei Calcari di Monte Acuto hanno spessori metrici, immergono verso est, e presentano una originaria inclinazione deposizionale (clinostratificazione) di circa 10°. All’interno dei singoli strati si passa, dal basso verso l’alto, da calcareniti e calciruditi bioclastiche, a luoghi con gradazione normale e laminazione piano-parallela, a calcari micritici. Dal punto di vista sedimentologico, i caratteri di facies di questa formazione indicano che l’intera successione è attribuibile ad ambienti marini corrispondenti ad un sistema deposizionale di scarpata progradante in cui dominavano processi di trasporto dei sedimenti per gravità (correnti di torbida e subordinatamente flussi granulari e di detrito). Il contenuto macropaleontologico è costituito in prevalenza da rudiste appartenenti alle seguenti specie: Hippurites colliciatus, Hippurites heritschi, Vaccinites ultimus, Durania austinensis, Favus antei, Sabinia klinghardti. Si tratta delle stesse specie di rudiste visibili nel settore delle Murge sud-orientali nei pressi di Ostuni e di Cisternino (schede CGP0140, CGP0147, CGP0148). Il sito di Coppa Caramanica è di notevole interesse scientifico per ricercatori, studenti e geoturisti perché permette di ricostruire in dettaglio, in un settore del Promontorio del Gargano tettonicamente poco deformato, le caratteristiche stratigrafiche e sedimentologiche tipiche di una successione deposta per processi deposizionali gravitativi in ambienti di scarpata.

Edifici storici

  • Chiesa rupestre di Santa Lucia

    L'ipogeo di santa Lucia, una grotta accuratamente scavata nella roccia, adibita a stalla.

  • Chiesa della Madonna degli Angeli

    La chiesa è collegata da un sentiero al vicino abitato di Monte Sant’Angelo, sulla strada che porta all’Abbazia di Pulsano. Tradizione narra, fu fondata da San Francesco d'Assisi, mentre tornava dal suo pellegrinaggio alla sacra Grotta

  • Convento rupestre di San Pasquale

    Ruderi di un antico convento sorto nei pressi di una necropoli

  • Valle degli Eremi di Pulsano

    Nei dintorni dell’abbazia di Pulsano, si trovano i resti di una delle più importanti manifestazioni del monachesimo in Puglia: sono gli eremi di Pulsano, risultati nel 2010 al primo posto tra i 'luoghi del cuore' nel censimento promosso dal FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano. Ricavati in grotte naturali a strapiombo su gole silenziose o costruiti su inaccessibili speroni di roccia grigia, accolsero per secoli monaci anacoreti ed eremiti. Collegate tra loro da impervi sentieri e ripide scalinate, rifornite di acqua grazie a una rete di canali scavati nella roccia, le celle costituivano una sorta di villaggio rupestre, isolato e difficilmente accessibile, con luoghi dedicati alla vita comunitaria, alla preghiera e al lavoro. Era questa l’ultima tappa prima di giungere alla vista del santuario di S. Michele arcangelo, il più antico e importante luogo di culto micaelico di tutto l’Occidente.

  • Abbazia di Pulsano

    Sul colle di Pulsano, a circa 9 chilometri da Monte Sant’Angelo, sorgono i resti dell’antica abbazia, fondata nel VI secolo da San Gregorio Magno in un luogo frequentato da monaci anacoreti e cenobiti, sia orientali che latini. Distrutta dai saraceni, venne ricostruita agli inizi del XII secolo, periodo del suo massimo splendore, quando divenne uno dei più importanti centri di diffusione della cultura monastico-benedettina in Italia meridionale e in Dalmazia; decadde però rapidamente e visse lunghi periodi di oscurità, prima della sua soppressione in epoca napoleonica. Della struttura originaria rimangono le mura e l’ingresso al convento, con un portale finemente decorato con motivi vegetali; la chiesa in stile romanico è a navata unica, con abside ricavata da una grotta naturale. Attorno all’abbazia si apre un suggestivo scenario di rocce a strapiombo alte fino a 200 metri che accolse nei secoli numerosi eremiti e asceti. Lo testimoniano i resti di 24 eremi aggrappati ai dirupi o ricavati in grotte naturali su scoscese pareti di roccia, molti dei quali in luoghi davvero inaccessibili.

    La scheda del luogo
  • Monastero di Santa Barnaba (rudere)

    La crescente fama dell’ordine di Pulsano, attrae l’interesse della comunità femminile, tale da istituire, a metà strada tra Monte Sant’Angelo e Pulsano, il primo ritiro femminile pulsanese di San Barnaba. Le già scarse notizie sul monastero si fermano alla prima metà del Trecento, quando con l’apertura del monastero di Santa Cecilia, si assiste al trasferimento delle monache. Dopo decenni di abbandono e incuria, i resti del complesso monastico sono davvero miseri

  • Necropoli

    La necropoli di epoca paleocristiana rinvenuta in località Coppa San Pasquale, in agro di Monte Sant’Angelo, si inserisce, per rilevanza del sito archeologico, nel contesto dei complessi cimiteriali garganici più importanti e noti, come quelli di “Monte Saraceno” a Mattinata e della “Salata” a Vieste

  • Chiesa rupestre di Ognissanti

    Chiesa rupestre con due ingressi e una serie di affreschi che è difficile osservare a causa dell’uso dell’antica struttura come pagliaio

  • Eremo di San Martino

    Considerato l’eremo meglio conservato e più bello del Gargano.

Punti panoramici

  • Punti panoramici ×4

Sentieri

  • Via Francigena

    Attraversiamo tutta la cittadina verso est. Usciti da S. Govanni Rotondo percorriamo la SS 272 per 800 m per imboccare a sinistra una carrareccia che conduce ai ruderi della Chiesetta di Sant’Egidio.

    Itinerario «Le vie della fede»
  • San Pasquale - San Martino

    Nel percorso si incontrano grotte e una necropoli, case rupestri e antiche chiese diroccate. Sorprendente è l'incontro con l’eremo di S. Martino. Il territorio si presenta molto selvaggio e molti passaggi sono su pietre e su cenge esposte ma percorribili con attenzione. La vista in cima è panoramica abbracciando il golfo di Manfredonia. Distanza: 10,2 km Durata: 5 ore Quota massima: 782 m Quota minima: 279 m

  • Scannamugliera

    Dall’alto l’accesso al sentiero, recentemente segnalato, si trova al termine di via S. Antonio Abate, sulla sinistra della SS 272 che sale verso il centro di Monte Sant’Angelo (cartello che indica l’Ente Parco Nazionale del Gargano). Raggiunto il termine della strada in ripida discesa, si nota sulla destra un pilastrino bianco con un grande cartello che illustra l’itinerario a circa 720 m di quota. Dal basso, invece, scendendo da Monte Sant’Angelo lungo i tornanti della SP 55, una volta raggiunta la pianura bisogna voltare a destra e, dopo poche decine di metri, ancora a destra in località Macchia (cartello delegazione municipale) seguendo via Scannamugliera, dove ben presto s’incontrano i segni bianchi e rossi dell’itinerario (160 m circa) Distanza: 4 km Durata: 3 ore Quota massima: 755 m Quota minima: 164 m

Testi e mappa: Rete Rurale Nazionale, «Le mappe dei paesaggi rurali» (si apre in una nuova finestra). Alla mappa ha collaborato Domenico Sergio Antonacci del GAL Gargano. Fondo della mappa: © OpenStreetMap.

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CSR Puglia 2023-2027 - Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027
SRG06 “LEADER - Attuazione delle Strategie di Sviluppo Locale”